Apeirogon: trasformare il dolore in dialogo

― 3 Novembre 2026

Ci sono spettacoli che non finiscono quando si chiude il sipario. Continuano a farci pensare, a porci domande e, soprattutto, a guardare la realtà da una prospettiva diversa. È quello che è successo agli studenti del Liceo Shakespeare dopo aver assistito ad Apeirogon, uno spettacolo che, raccontando la storia vera di una improbabile amicizia di due padri, un palestinese ed un israeliano, accomunati dalla tragica perdita di un figlio negli attacchi della guerra, invita a riflettere sul dolore, sull’ingiustizia e sulla possibilità di costruire un dialogo anche quando tutto sembra spingere verso la rabbia e l’odio.

Partendo da questa esperienza, i ragazzi sono stati coinvolti in un’attività particolare: raccontare la storia di una persona che conoscevano, realmente esistita o immaginata, che avesse subito un torto. Qualcuno ha scelto una figura pubblica, vittima di molestie; altri hanno inventato vicende più vicine alla propria sensibilità, come quella di un ragazzo che si trova ad affrontare il dolore per l’incidente d’auto che ha ridotto la sorella in coma. Storie diverse, accomunate dall’esperienza dell’ingiustizia e dalla fatica di trovare un modo per affrontarla.

Ma il compito non si fermava al racconto dei torti subiti. Ai ragazzi è stato chiesto di interrogarsi su come quella storia potesse essere narrata e ascoltata senza trasformarsi in un’occasione per alimentare odio, desiderio di vendetta o contrapposizione. Come si può parlare di ciò che ci ha ferito senza lasciare che sia soltanto la rabbia a prendere la parola? Come si può riconoscere il dolore dell’altro, senza per questo negare il proprio?

È qui che il lavoro svolto in classe ha incontrato il cuore di Apeirogon: la possibilità di dare spazio a storie differenti, di riconoscere la complessità dell’esperienza umana e di cercare, anche nelle situazioni più difficili, una strada che non si esaurisca nello scontro. Scegliere il dialogo non significa dimenticare il torto subito o fingere che non sia accaduto. Significa provare a non lasciare che quel torto diventi l’unica cosa capace di definire una persona, una relazione o una storia.

L’attività ha offerto agli studenti l’occasione di mettersi nei panni di qualcun altro, di immaginare ciò che una persona ferita può provare e di riflettere sulle parole che scegliamo quando raccontiamo un’ingiustizia. Perché le parole possono diventare strumenti per ferire ancora, ma possono anche aprire uno spazio di ascolto, comprensione e incontro.

Non esistono risposte semplici davanti al dolore, e il dialogo non cancella automaticamente le ferite. Eppure, imparare a raccontare e ad ascoltare senza ridurre l’altro a un nemico è già un primo passo. È una possibilità da sperimentare, da mettere alla prova e da coltivare.

Forse è proprio questo il valore più importante dell’esperienza: scoprire che educare alla pace non significa soltanto parlare di pace e attendere le iniziative dei grandi, ma imparare concretamente a costruirla, una parola e una storia alla volta. Perché, anche quando non possiamo cambiare ciò che è accaduto, possiamo provare a scegliere che cosa farne e quale spazio lasciare, dentro di noi e nelle nostre relazioni, alla possibilità di un incontro.

News

Vacanza studio a Novazza

Vacanza studio a Novazza

― 29 Ottobre 2026

Il bello di imparare insieme, fin dal primo anno

Leggi tutto
Educare alle STEM tra scuola e museo: una giornata di formazione, confronto e discussione per insegnanti. 

Educare alle STEM tra scuola e museo: una giornata di formazione, confronto e discussione per insegnanti. 

― 12 Ottobre 2026

Tinkering e Creative Learning: tecniche innovative di insegnamento.

Leggi tutto
Gita di socializzazione: una giornata per diventare squadra.

Gita di socializzazione: una giornata per diventare squadra.

― 1 Ottobre 2026

Coraggio, amicizia, condivisione e inclusione: così è iniziato il nuovo anno scolastico.

Leggi tutto