Educare alle STEM tra scuola e museo: una giornata di formazione, confronto e discussione per insegnanti. 

― 12 Ottobre 2026

L’evento si è svolto presso il Museo Nazionale di Scienza e Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano, e noi colleghe di matematica, fisica e scienze, rappresentanti delle discipline STEM del liceo linguistico “W. Shakespeare” abbiamo deciso di partecipare insieme. 

L’invito alla partecipazione presentava la giornata formativa con queste parole: educare alle STEM significa andare oltre l’apprendimento delle discipline scientifiche; vuol dire sviluppare competenze e attitudini che aiutino ad affrontare il cambiamento e le sfide del presente e del futuro in modo informato, consapevole e partecipativo. 

Già da questa introduzione, risultava evidente il forte intento innovativo dell’esperienza, proposito che è stato confermato dalle attività a cui abbiamo attivamente partecipato basate su due principali metodologie, note per stimolare la curiosità, il pensiero critico e la capacità di risolvere problemi: il Tinkering e il Creative Learning. 

Il primo, presentato durante la conferenza da Luigi Anzivino (Professional development lead presso il Tinkering Studio Exploratorium di San Francisco), promuove l’apprendimento attraverso il fare, invita gli studenti a costruire, manipolare materiali, formulare ipotesi e modificare le proprie soluzioni. L’errore diventa quindi parte integrante del processo educativo, un’occasione per comprendere, riflettere e riprovare, secondo il metodo sperimentale. 

Il Creative Learning, descritto da Carmelo Persicce (Educator and Researcher presso il Lifelong Kindergarten Group del MIT di Boston), valorizza la creatività e la progettazione, promuovendo attività basate sulle quattro P: la realizzazione di Progetti, la collaborazione tra Pari (perché collaborare, scambiarsi idee, arricchisce il processo e sviluppa competenze relazionali), sulla motivazione personale (cioè la Passione, in quanto realizzare progetti legati ai propri interessi personali, permette di lavorare con dedizione superando più facilmente le frustrazioni), e infine basato sul gioco (Play), poiché l’atteggiamento ludico diminuisce la paura di sbagliare e favorisce la propensione al rischio.  

Adottare queste metodologie rappresenta una sfida significativa agli insegnanti, perché impone di discostarsi dalla classica e rassicurante lezione frontale, dove l’adulto trasmette conoscenze e il ragazzo le riceve, avvicinandosi invece ad una didattica laboratoriale e partecipativa. 

Il vero cambiamento, insomma, è a carico del docente che deve trovare un nuovo modo di mediare l’apprendimento, progettando esperienze che facciano nascere domande negli alunni e accompagnandoli poi nella ricerca di soluzioni. Una vera rivoluzione per qualcuno di noi. 

Tuttavia, secondo gli esperti intervenuti durante la conferenza, si tratta di una trasformazione necessaria per incontrare le modalità di pensiero, gli interessi e i linguaggi delle nuove generazioni, abituate a interagire con ambienti dinamici, visivi e digitali.  

Non si tratta di abbandonare la teoria, spiegano, ma di integrarla con esperienze significative che permettano agli studenti di comprendere, sperimentare e creare, collaborare e trasformare le proprie idee in nuove possibilità. 

Un’ultima sfida resta però ancora aperta anche per gli esperti intervenuti alla conferenza: il rapporto con le intelligenze artificiali (IA). Come possono essere inserite in questa strategia educativa? 

Non esiste una risposta unica, ma anche qui si propone una strategia: l’elaborazione di una vera e propria “pedagogia delle IA”. 

Questo approccio consentirebbe di riconoscere le potenzialità delle IA, senza cadere in quell’arretramento cognitivo che deriva dall’uso passivo dello strumento (cioè ricevendo semplicemente le informazioni, senza riflessione, senza reale comprensione). Dobbiamo quindi obbligare noi stessi e i nostri studenti ad uno sforzo intellettuale, facendo delle IA un supporto attivo alla ricerca e non un sostituto della fatica del ragionamento. 

Mantenere un sano scetticismo verso le soluzioni offerte dalle IA consente di esercitare sempre il pensiero critico, senza inaridire il processo di apprendimento. Davvero tanti gli spunti di riflessione, di lavoro e di impatto didattico che hanno investito noi presenti al corso e che da subito possono tradursi nella nostra pratica quotidiana. Per insegnare è necessario essere disponibili ad imparare, sempre: questa è l’entusiasmante sfida di ogni giorno varcando la soglia di ogni classe. 

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