Il Debate (in lingua): una possibilità di confronto per comprendere di più

― 21 Aprile 2021

Imparare ad argomentare, rendere ragione della propria posizione pur rispettando e accogliendo quella altrui, conoscere e approfondire l’argomento, confrontarsi con punti di vista differenti dai propri, riteniamo siano competenze essenziali da trasmettere ai nostri alunni, soft skills utili nella vita e nel lavoro futuro.

Inoltre per imparare una lingua straniera non basta conoscere la grammatica, occorre fare esperienza della lingua quotidiana, utilizzandola in tutti i campi del sapere: letterario, scientifico e anche per affrontare temi di attualità.

Per questo, al nostro liceo si svolgono laboratori settimanali con i prof madre lingua e si dedica tempo ai  DEBATE, funzionali anche ad allenare comprensione, espressione orale e arricchire il vocabolario con termini nuovi e specifici.

I ragazzi di V hanno lavorato sul cambiamento climatico per affrontare un dibattito in spagnolo, rivelando di possedere metodo ma soprattutto capacità critica e competenze argomentative, come documenta la testimonianza dell’insegnante che li ha guidati.

L’ora in quarta è finita, è andata abbastanza bene. Anche Sergio, il madrelingua, è soddisfatto, i ragazzi hanno parlato tanto, cercando di sforzarsi di esprimere ogni concetto in spagnolo, evitando l’italiano, proprio come piace a me. Un’ora produttiva, non c’è dubbio, speriamo che anche in futuro si possa mantenere questo livello…e adesso? Ancora un’ora in quinta, penso, e poi, anche per oggi, la giornata scolastica è finita. Mi dirigo verso la classe, quando Sergio mi domanda: “avranno cercato qualcosa o non avranno fatto niente?”. La domanda mi riporta e mi concentra sull’imminente lezione di quinta. È vero, penso, i ragazzi dovevano cercare informazioni sul cambiamento climatico, divisi in due gruppi: chi informazioni a sostegno della tesi che l’attività umana influisce sul cambio climatico; e chi invece cercava informazioni a sostegno della trascurabilità dell’agire dell’uomo sulle mutazioni climatiche, cercando invece altre cause che potessero spiegare i cambiamenti osservabili. Oltretutto, i ragazzi sono stati divisi casualmente nelle due posizioni contrapposte, non tenendo in conto del pensiero personale del singolo alunno, come spesso richiesto dalle strategie di questa attività. Beh, penso, ci sarebbero tutti i presupposti per creare un bel debate, peccato che, molto probabilmente, non tutti avranno preso l’attività seriamente. Entro in aula e, un po’ a sorpreso, vedo gli studenti già divisi, ognuno intento a riordinare i propri appunti, un portatile acceso per gruppo e un certo brusio tra i componenti dei gruppi. Brusio reso ancor più alto dal rispetto delle normative anti-Covid: la distanza fisica e l’uso delle mascherine obbliga chi parla ad avere un tono più alto. Di cosa staranno parlando? mi chiedo mentre firmo il registro di classe, non certo del cambiamento climatico, ipotizzo. Ma vengo immediatamente smentito: l’agitazione è proprio legata al cambiamento climatico, e il brusio è dettato dall’organizzazione con cui ragazzi e ragazze vogliono esporre le proprie argomentazioni. Ancora non sono convinto: qualcuno avrà lavorato bene, lo so, li conosco da più di quattro anni, ma tutti, tutti non credo, conosco i miei polli. Ma vengo smentito ancora: tutti sono pronti e ognuno contribuisce in modo propositivo alla discussione del tema. Sono talmente preparati che mi sembra uno spreco che tutto questo lavoro di ricerca si riduca solo ad un semplice esercizio. Allora prendo una decisione: organizziamo un vero debate, strutturato secondo le modalità cononiche e vediamo cosa ne esce. Scommessa vinta, il debate è un successo: ognuno cerca di difendere la propria opinione con argomentazioni e controargomentazioni logiche che lasciano trasparire una preparazione seria e adeguata…che soddisfazione! È ormai sicuro e assodato che nella società attuale il cambiamento climatico rappresenti un tema di discussione acceso, dove diverse posizioni si scontrano nel determinare l’impatto che l’attività umana possa avere sul clima. Meno scontato ed evidente è, invece, il fatto che ragazzi e ragazze di 18/19 anni si interessino a questo tema. E ancora meno scontato che gli stessi ragazzi si lascino coinvolgere in un lavoro di ricerca e approfondimento per provare a capire le ragioni che stanno dietro le diverse posizioni. Vedere gli studenti di quinta al lavoro è stato uno spettacolo: interessati, curiosi, capaci di costruire una tesi e sostenerla attraverso argomenti appropriati. Mi torna il buon umore: sono convinto che siamo in buoni mani e che possiamo confidare nelle nuove generazioni per un futuro migliore.

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