Settimana santa

Settimana Santa: Ciascun confusamente un bene apprende

― 27 Marzo 2024

Di fronte al reale, insieme, per giudicare del valore di tutto ciò che accade: con questo desiderio abbiamo proposto ai nostri studenti una riflessione sulla Settimana Santa, proposta stavolta da ragazzi poco più grandi di loro. Iacopo, Sofia e Giovanni, studenti universitari tra il primo e il terzo anno anno, seduti tra i ragazzi del nostro liceo in un’aula magna trasformata in grande assemblea – perché di fronte al fatto religioso ciascuno è protagonista – hanno semplicemente raccontato ciascuno di sé, della propria esperienza.

Cosa sta per accadere, nei giorni che precedono la Santa Pasqua? Cosa ha a che fare con la quotidianità della vita? A queste domande poste dalla nostra preside, ciascuno ha potuto reagire secondo il proprio temperamento e la propria sensibilità.

Alla storia di una conversione dopo un fatto drammatico si intrecciano la gratitudine per una compagnia profondamente desiderata, insieme alla scoperta di un compimento celato anche dentro una sofferenza apparentemente sensata.

Iacopo: il desiderio di felicità

«Il mio cuore grida una solitudine, ha bisogno di felicità e io non avevo mai potuto pensare che nella vita fosse possibile essere contenti davvero. Non avevo mai potuto pensare che, senza cercare sollievo nello sballo del sabato sera, la vita potesse diventare una avventura grande. Non avevo mai potuto pensare che gli orizzonti della vita potessero diventare infiniti. Io non sono fatto per le cose piccole, ma per qualcosa di grande» racconta Iacopo nel silenzio attento di tutti i ragazzi. Staranno pensando ai loro sabati sera? Al loro desiderio che è lo stesso che Iacopo sta raccontando? Si staranno domandando se c’è questa possibilità di bene anche per loro?

Sofia: la scoperta di un bene

«Uno sguardo di amore mi ha accompagnata tutti gli anni del liceo. Nonostante io sia sempre stata una persona che si autoflagella, pensavo di non essere brava, di non andare bene, avevo qualcuno che mi diceva “vai bene così, sei perfetta, così come sei”. Questo mi ha insegnato uno sguardo di amore, la possibilità anche per me di guardare l’altro così, accompagnare l’altro nel suo dolore». Sofia, con grande semplicità, apre il suo cuore condividendo la sua fragilità e la sua scoperta di un bene più grande.

Giovanni: perché credi in Dio?

«Perché credi in Dio? La domanda di mio fratello mi ha spiazzato: io sono uno curioso su tutti i dettagli, studio biologia perché voglio andare al fondo delle cose. Davo per scontato di credere in Dio, ma non sapevo perché: ho iniziato un lavoro di ricerca, prima un po’ filosofica e teologica, e ho scoperto che nemmeno la perfezione e l’ordine della realtà mi toccano nel profondo, non mi possono rendere certo di essere amato.

Ma la malattia della mia nonna, il modo in cui mia mamma la accudisce, sorridendo, e una serie di fatti e osservazioni mi mostrano che questa circostanza che a me appariva insensata è miracolosamente portatrice di un bene. Questo è il Mistero della Pasqua, della Settimana Santa, perché quella storia centra con la tua vita, il tuo dolore, il tuo sprofondare. Cosa è passato attraverso il dolore di Cristo in Croce? È possibile anche nella mia vita. E rientro nelle Settimana Santa con il desiderio che tutto il male che c’è in me e intorno a me possa essere preso e portato dentro un compimento: che non resti un non senso, come è successo nella storia di mia nonna». Il cuore della vicenda si spalanca, nelle parole di Giovanni. Una possibilità di senso e significato è indicata, per tutti.

Le loro storie, la storia di ciascuno

Quanto si mette in gioco la propria vita, si genera una curiosità, una domanda che è brillata nel silenzio attento cui sono state ascoltate le testimonianze. La preside rilancia, chiudendo l’incontro: «Tenete desto questo desiderio: ci si muove perché il nostro desiderio abbia una risposta positiva. Ciascuno confusamente un bene apprende: a volte più a volte meno confusamente, e poi irrompe in una maniera imprevista, ma di fronte ad ogni imprevisto, come chi di voi è innamorato ben sa, c’è la tua libertà.»

La sfida continua in classe, anzi, già nei corridoi, dove qualcuno si attarda con i giovani ospiti, domanda, racconta, ascolta, incalza… nella complicità di chi comprende che anche i ritmi della giornata scolastica possono essere scavalcati, quando c’è in gioco il senso della vita.

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