Anche nel nostro liceo, gennaio è stato il tempo delle valutazioni: nelle case degli studenti, infatti, è arrivata la seconda pagella, come prevede il progetto del liceo quadriennale. Il momento della valutazione è sempre un’esperienza delicata – per gli studenti, per i docenti e anche per i genitori – perché, se valutare «significa dare valore all’apprendimento e al percorso compiuto riducendolo a un numero», la premessa è che le valutazioni scolastiche devono essere il più possibile comprensibili, condivise e indicatrici del passo da compiere; e questa è una vera sfida a ogni verifica.
Cosa accade, però, quando i risultati, per molteplici e diversificate cause, non sono quelli attesi? L’esperienza diffusa è la sensazione di “fallimento”, ma un “brutto voto” ha lo scopo di segnalare una criticità, il mancato raggiungimento di un obiettivo e la finalità di indicare la necessità di un “cambio di passo”, l’esigenza di modificare le modalità di lavoro.
Questo è lo scopo delle attività di recupero, che «non solo sono dovute nell’ottica di una scuola inclusiva, ma sono connaturali al lavoro degli educatori». Il recupero, prima ancora di essere una possibilità di eliminare un voto negativo, è un recupero di motivazioni, di prerequisiti e di competenze; quindi, le attività non sono semplicemente una ripetizione di quanto fatto in classe e della verifica, più o meno simile, più o meno facilitata o ad obiettivi minimi.
E proprio alle attività di recupero sono dedicate due settimane al termine del secondo bimestre, settimane in cui viene sospesa ogni altra attività valutativa e viene dato tempo e spazio a chi ha la necessità di colmare una o più insufficienze.


In ogni vera attività di recupero, infatti, protagonisti sono la relazione educativa e la motivazione intrinseca alla conoscenza scolastica: il problema educativo è sempre quello di provocare la libertà.
In questo senso, la motivazione, intesa come movimento e azione del soggetto, è favorita da un clima educativo che, sostenendo la fatica di riprendere dopo ogni insuccesso e incoraggiando il lavoro, tuttavia non manca di correggere con autorevolezza le condotte inadeguate, di indicare il cammino da compiere e di lasciare agli allievi sufficiente libertà di agire e sperimentare, cercando di evitare che si ingeneri la paura dell’errore. Quando succede, è uno spettacolo di rinascita che sostiene la necessaria fatica per favorirla.



