Non è solo un incontro conoscitivo con i nuovi genitori; non è semplicemente l’occasione di dare il bentornato alle famiglie degli alunni che già ci conoscono da diversi anni.
Questo appuntamento è dedicato a rispondere a un preciso quesito: quale desiderio abbiamo noi insegnanti per i nostri studenti?
In verità, ne abbiamo diversi.
Un primo desiderio coincide con il nostro dovere, ossia educare. Tuttavia, educare non significa semplicemente trasmettere nozioni o insegnare a fare; nella nostra accezione, educare è guardare, o più precisamente, è lo sguardo che l’adulto pone sul ragazzo.
Educare è la capacità di affermare il valore dell’altro ancor prima che inizi il suo percorso di crescita, a prescindere dai passi che ha già iniziato o meno a fare.
Educare non è la pretesa che l’altro realizzi il progetto che si è pensato per lui, ma la capacità di guidarlo sulla propria strada, per lasciare che emerga ciò che è già dentro di lui, o di lei.
E qui si innesta un nostro secondo desiderio, cioè che i ragazzi, sentendosi guardati così, possano scoprire la propria umanità, che imparino a meravigliarsi dell’umanità dell’altro e che, grazie a questo senso di stupore e meraviglia, riescano ad avere un incontro reale con il mondo.
Un’insegnante in particolare ha paragonato questa sensazione di meraviglia a un quadro di Van Gogh, Sottobosco. Si tratta di un’opera secondaria, meno conosciuta, che coglie la bellezza e il valore degli aspetti più banali della realtà e delle cose più semplici.
È facile restare affascinati da una Notte Stellata, da un Mandorlo in Fiore oppure da un mazzo di Girasoli. Ma chi si fermerebbe a contemplare i bassi cespugli, gli arbusti e i muschi che ricoprono il fondo di una sontuosa foresta, anziché le alte fronde dei suoi alberi?
Van Gogh l’ha fatto. E noi vogliamo guardare i nostri ragazzi con lo stesso sguardo dell’artista.
In questo percorso ci troveremo a fare i conti con la loro libertà: sacra, vera, inviolabile. Ci troveremo a chiedere loro di non sottrarsi ad essa, ma di lasciare che, come affermiamo nella nostra frase dell’anno, la promessa abbia inizio, in loro e in noi.
Potrà fare anche un po’ paura. In alcune occasioni non ci sentiremo all’altezza dell’idea che gli altri hanno di noi, di ciò che gli altri si aspettano da noi.
È da questa sensazione di inadeguatezza che nascono alcune delle ansie di questa generazione: una generazione che troppo spesso si sente senza strumenti, a tal punto da non mettersi nemmeno in gioco, a tal punto da rinunciare ancor prima di mettersi all’opera.
Un libro, intitolato La Generazione Ansiosa, riporta una metafora calzante su questa problematica.
Negli anni ’90, in Arizona, è stato avviato un esperimento denominato Biosfera 2, progettato per studiare la complessa interazione tra vita e ambiente.
Sebbene non ebbe pieno successo, l’esperimento ha fornito preziose lezioni sull’equilibrio degli ecosistemi terrestri.
Per esempio, è stato rilevato che gli alberi in questo sistema chiuso erano in grado di crescere, anche rigogliosi, ma solo fino a un certo stadio di sviluppo; poi, prematuramente, morivano.
Si è scoperto che a far morire gli alberi era l’assenza del vento.
Senza il vento a sferzare le cime e a stropicciare le fronde, la struttura del tronco non cresceva correttamente; senza quella spinta verso l’alto, l’apparato radicale non si sviluppava verso il basso e non trovava, quindi, le necessarie risorse.
Evitare il vento, evitare le fatiche, può sembrare la strada migliore per crescere dritti e per non spezzarsi.
Eppure quel vento, quelle difficoltà, quelle prove che non sempre siamo in grado di superare, forniscono lo slancio necessario a ritrovare in noi i mezzi per scoprirci.
La promessa di essere alberi è già nei ragazzi, come in ciascuno di noi, ma serve il vento per farla emergere.
Per questo non saranno mai lasciati stare; non ci sarà mai un momento senza vento. In questo modo faranno crescere le radici, impareranno ad avere coraggio, a porsi domande sulla realtà che staranno vivendo, a implicarsi nel cercare risposte, a non avere paura della difficoltà, ad amare la realtà che incontreranno.
Il nostro desiderio, infine, è che i genitori possano intuire e condividere il nostro desiderio per i loro figli e che, insieme, possiamo farci vera compagnia, perché nessuno educa da solo.
L’alleanza tra famiglie e insegnanti è cruciale, perché il desiderio da entrambe le parti è il medesimo; le modalità in cui perseguirlo e le prospettive possono essere diverse, ma devono per forza, a un certo punto, incontrarsi.
Solo così possiamo aver coraggio — cioè, letteralmente, avere a cuore — e non restare indifferenti alle esigenze dei nostri ragazzi.
Con queste parole il liceo ha accolto i suoi genitori, per poi passare a illustrare le novità didattiche, le informazioni tecniche e gli appuntamenti più prossimi a cui non mancare, perché la promessa abbia vero inizio — o un nuovo inizio — in tutti.






