DRINN! I ORA, classe terza: Filosofia

― 1 Febbraio 2022

«Avere un po’ di pace… avere un po’ di luce… una direzione giusta, che ora non ho»: questa la ricerca di Neffa – insieme a Tha Supreme – nella canzone “Una direzione giusta”. Lo domandano gridando: «credo nel cielo, perché è vero che qualcosa è in me, lo so per certo e no, non devo dimostrarlo a te». Tha Supreme

Sarebbe d’accordo Immanuel Kant, contemplando «il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me» e dovrebbe zittirsi Cartesio, di fronte ad una evidenza che viene prima anche del suo dubbio metodico.

Una domanda, un grido che esiste fin da quando esiste l’uomo: è per questo che val la pena far filosofia, studiare quei pensatori così distanti – nello spazio e nel tempo – ma così vicini nell’esperienza. Proprio come Aristotele.

Così vicino, che non si trova solo tra le pesanti pagine di qualche volume di storia della filosofia, ma è protagonista, forse più oggi che nei secoli scorsi, nei testi dei più attuali e conosciuti filosofi contemporanei. Come Aldasair MacIntyre: pensatore scozzese, professore emerito all’Università di Notre Dame, Indiana. Nel suo più famoso testo, After Virtue, indica l’etica aristotelica delle virtù come punto di partenza per «la costruzione di forme locali di comunità al cui interno la civiltà e la vita morale e intellettuale possano essere conservate». E proprio dal dodicesimo capitolo di Afer Virtue, «L’interpretazione aristotelica delle virtù» ha preso le mosse il tentativo di affrontare le scelte quotidiane che la realtà ci pone innanzi, come anche Albus Silente – al ritorno di Lord Voldemort – suggerisce ai suoi studenti: «Momenti bui e difficili ci attendono. Presto dovremo affrontare la scelta fra ciò che è giusto e ciò che è facile».

Albus Silente

Come risponde a questa esigenza Aristotele? Egli, insegna MacIntyre, non “inventa” una teoria sulle virtù, ma interpreta quel che è implicito nel pensiero e nelle azioni dei suoi interlocutori, gli ateniesi colti del suo tempo.

Questa osservazione, fenomenologicamente intrapresa, mostra come “ogni attività, ogni ricerca ed ogni prassi, tende verso un bene”. Eppure, e anche questo è frutto di esperienza, c’è differenza tra ciò che ci sembra bene in un momento particolare e ciò che è davvero bene per noi in quanto uomini. Come facciamo a sapere cos’è davvero bene e, di conseguenza, qual è l’azione giusta da compiere? Ci rivogliamo anche noi, quotidianamente, a chi incarna “l’ateniese colto” nel nostro tempo: cantanti, artisti e influencers e guide di ogni genere.

Macklemore, per esempio, ci suggerisce quanto sia complesso riconoscere il bene, tra quel che ci sembra di “dover” fare, e quel che invece “vorremmo” fare:

Voglio essere sobrio, ma amo ubriacarmi
Voglio dare il cento per cento, ma ho troppa paura per provare
Voglio essere fedele, ma amo farmi sconosciute
Voglio vivere secondo la legge, ma pensare ancora come un vandalo
Voglio fare esercizio, ma sono troppo pigro per farlo
Voglio tutte le cose più fini, ma non voglio andare a lavorare adesso
Voglio uscire, portare la mia famiglia al mare
Voglio svegliarmi il mattino, per prima cosa guardare lo schermo, allo schermo

Intentions, Macklemore

Eppure, non è nemmeno una meccanica applicazione di regole a garantire l’esercizio delle virtù: si tratta piuttosto di una disposizione all’agire, ma anche a sentire, che ci permette di perseguire il nostro vero bene. Occorre allora una capacità di giudizio: la capacità di fare la cosa giusta, nel luogo giusto, al momento giusto e nel modo giusto. Giudicare secondo ragione (la virtù della phronesis) è dunque la chiave per una vita felice.

La realizzazione del bene, d’altra parte, è il fine condiviso dalle comunità umane. Proprio per questo, per lo Stagirita, anche l’amicizia è una virtù.

Questo è accaduto, in una sonnolenta entusiasmante prima ora del giovedì, in classe terza.

Il bene, infine, è – spoiler alert – la perfezione dell’essere. Cosa significhi questa affermazione, a livello metafisico, logico e ontologico, è l’avventura che ci accompagnerà per tutte le prossime lezioni. Nella fervida attesa di scoprire i prossimi “compagni di viaggio”.

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