Durante il corso di quest’anno abbiamo studiato come il monachesimo sia stato fondamentale per la rinascita dell’Europa; alla fine del percorso ci è stato proposto un incontro per scoprire come il monachesimo (o, in questo caso, l’ordine dei frati domenicani) sia ancora attuale.
Subito ci ha colpiti questa figura: un giovane uomo con una veste completamente bianca. Ancora prima del contenuto, ci ha colpito il suo modo di parlare, spontaneo e fluido, mai noioso e facile da ascoltare. Poi, ovviamente, anche il contenuto ci ha catturati: un uomo che racconta di aver vissuto in seminario da quando aveva 11 anni, sognando di diventare prete (e Papa, ovviamente!). Ci ha raccontato di aver frequentato una scuola paritaria come la nostra e questo ci ha in qualche modo avvicinati, rendendolo più simile a noi. La sua chiamata è iniziata proprio tra i banchi, studiando la Divina Commedia, in particolare i canti XI e XII del Paradiso, dove vengono presentate le figure di San Francesco e San Domenico. Lo aveva colpito l’epiteto dato a San Domenico: “l’atleta di Cristo”. Ha voluto approfondire questa figura, scoprendo anche altri grandi santi domenicani, come San Tommaso d’Aquino e Santa Caterina, che mi è molto cara. La sua vocazione è stata confermata più volte nella vita: trovava risposte alle sue domande in ciò che gli accadeva (come quando il tema della maturità fu proprio sui canti XI e XII del Paradiso). La certezza, però, è arrivata durante la Giornata Mondiale della Gioventù del 2011. Le comunicazioni si erano interrotte, iniziava a piovere e stava per andarsene. Ma proprio in quel momento tutto cambia: smette di piovere, le comunicazioni riprendono e due frati domenicani passano davanti a lui. In quel segno, capisce: è il momento di entrare in convento. Oggi vive a Venezia, dove conduce una vita di preghiera, comunità e predicazione. Insegna, ma ci ha spiegato che anche chi gestisce le finanze del convento svolge un compito importante, perché rende possibile la predicazione con ciò che ha. Infine, ci ha parlato della sua fede. Non ha mai avuto dubbi: da quando segue Cristo, la sua vita si è realizzata. E ha aggiunto che ogni vita si realizza davvero solo quando è Cristo a muovere il cuore, perché la forza della fede sta nell’autorevolezza di chi si mostra. Ci ha lasciati con un suggerimento semplice ma profondo: nei momenti difficili ci sono due cose che possiamo fare: chiedere, per farci sentire, e avvicinarci, per sentire.

Grazie a questo incontro abbiamo capito che una vita dedicata a seguire Cristo è ancora possibile oggi, e che il monachesimo non è qualcosa di superato, ma può essere attuale e significativo. Lo si percepiva chiaramente dal silenzio rapito che regnava nell’aula: nonostante si dica spesso che i ragazzi non si interessano più alla religione, in quel momento l’umiltà e la devozione di una figura come frate Piergiorgio ci hanno davvero affascinati.
Caterina, Classe II




