“C’è una crepa in ogni cosa. E’ da lì che entra la luce”

― 26 Novembre 2020

Incontro – dialogo per  studenti e genitori sui recenti attacchi di terrorismo.

 “Cosa sta succedendo in questo mondo? cos’è questo vento di pazzia? Non è forse che il cerchio sta per chiudersi e il mondo corre verso la sua rapida autodistruzione?” domandava Don Camillo davanti al Crocifisso.

L’incontro di sabato 21 novembre, che si è tenuto presso il nostro liceo in modalità DAD (metodo ultimamente molto inflazionato data la situazione, e da noi certamente non identificato come il canale migliore, ma che non impedisce il desiderio di scoprire, conoscere e comunicare), è nato dal desiderio di alcuni alunni e docenti di capire di più ed entrare in merito all’episodio di terrorismo che drammaticamente ha avuto luogo a Vienna poche settimane fa. Ci siamo accorti che la cosa peggiore che ci possa accadere è il rischio che fatti come questi diventino mere informazioni, scoop di pochi secondi, che magari si commentano davanti a un caffè o con un post pieno di sdegno sui social, ma che in fondo non aprono in noi una domanda o una riflessione, una urgenza.

La cosa peggiore che possa accaderci è l’abitudine, che tutto sia, in fondo, “normale” e sempre  uguale.

Ore 10.30: sugli schermi dei pc oltre ai  volti dei ragazzi, ne appaiono due sconosciuti, quello della giornalista professionista della Radiotelevisione svizzera Maria Acqua Simi e Don Matteo Dall’Agata sacerdote della Fraternità San Carlo presso la diocesi di Vienna.

Maria Acqua, laureata in scienze politiche presso la Cattolica di Milano e appassionata di Medio Oriente, è stata la prima a prendere la parola. Con maestria ha illustrato, rendendo comprensibile a tutti, la situazione drammatica del medio Oriente, le tensioni geo-politiche e culturali, la situazione attuale dello stato Islamico, il famigerato ISIS, gli ultimi episodi terroristici quali quelli del Bataclan, Parigi, Nizza ma anche quelli che accadono in Africa quasi quotidianamente e di cui nessuno parla. La giornalista ha sottolineato come i terroristi agiscono nel nome di un’ideologia che poco o nulla ha a che vedere con la religione musulmana; sono spesso giovani, giovanissimi, anche europei che, pur avendo tutto, decidono di sacrificare la vita per un’idea distorta, per rabbia. Ha poi raccontato di sè, dei numerosi viaggi fatti in quelle terre, delle persone che ha incontrato e delle amicizie che sono nate, come quella con Maryam, una donna che ha perso il marito e la cui figlia è in coma perché colpita dall’esplosione di un missile. Ogni sua parola era accompagnata da alcune fotografie. Una in modo particolare, credo sia rimasta negli occhi di tutti. Uno stabile di un centro commerciale in costruzione adattato a campo profughi, lo scheletro dell’edificio che si innalza su più piani, ragazzi e bambini appollaiati guardano in basso dove uomini e donne cercano di sistemare al meglio il poco che hanno in quello che appare come una landa desolata. Non c’è nulla, né acqua né corrente nemmeno un pavimento o porte o finestre, solo pareti nude e parte del tetto. In primo piano una donna ha in mano una scopa e spazza. Pulisce in mezzo alla polvere, tiene ordinato. Perché si domanda e ci domanda Maria? Per cosa? “Perché cerca una bellezza. Se quella donna in Iraq, dove hanno massacrato tutti, dove tutto è da ricostruire, dove ha visto gli orrori più indicibili, se lei coltiva ancora la bellezza, allora anche noi possiamo farlo. Ciascuno di noi può, nel suo piccolo angolino, coltivare la bellezza perché questa è l’unica cosa che vince il vuoto”  

È poi il turno di Don Matteo. L’attentato ha avuto luogo a pochi chilometri dalla casa nella quale vive insieme ad altri tre sacerdoti.  Le sue parole scorrono veloci nel raccontare di quei minuti e del profondo terrore e preoccupazione che da quel giorno, una volta di più, ha iniziato a serpeggiare per le vie di Vienna, una città da sempre aperta all’integrazione, nella quale da decenni convivono pacificamente e in maniera costruttiva religioni ed etnie diverse.

Tra i tanti fatti ci racconta della lettera che la sorella di una delle vittime ha letto durante i funerali.  Durante i concitati attimi dell’attentato un ragazzo, mentre stava riprendendo la scena con il suo cellulare dall’alto del suo balcone, ha iniziato a insultare l’attentatore. La lettera della sorella, riprendendo questo fatto così diceva: “mia sorella viveva per l’amicizia, non ha mai creduto nella violenza e se avesse avuto la possibilità di rispondere a questo attentatore gli avrebbe detto “metti giù l’arma, vieni qui, siediti vicino a me e raccontami cosa ti rende così arrabbiato”. Mai lo avrebbe insultato, lo avrebbe trattato come una persona.”

È stato poi un incalzare di domande a tutti i livelli sia da parte degli studenti sia di alcuni genitori che hanno deciso di accettare l’invito a seguire l’incontro insieme ai figli: perché c’è questa violenza? Da dove nasce? Se qualcuno uccidesse mio figlio io non sarei in grado di perdonarlo…da dove nasce il perdono?  Perché sei appassionata di Medio Oriente? Da dove ti nasce questa passione? Che ruolo e compito hanno i giornalisti? Perché si parla solo di alcune notizie? Come fai a non cedere, ad avere ancora speranza davanti a certi fatti?   

Il tempo è tiranno e bisogna chiudere il collegamento ma non ci si alza dalla sedia come quando ci si è seduti.

Il Crocifisso, davanti all’incalzare di Don Camillo, che gli chiede cosa possa fare lui in questo mondo, così risponde “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme”.

Qualcosa, quell’abitudine grigia e pastosa che spesso ci invischia, in queste ore è stata spezzata. Davanti a volti che dicono, testimoniano che una speranza c’è non si può più far finta di niente. Un’ipotesi da seguire ed approfondire è stata introdotta. In fondo è semplice, è facile, soprattutto in questi tempi bui, riconoscere, in mezzo ai fatti di tutti, alle situazioni di tutti, belle o drammatiche che siano, chi non ha paura. Come diceva Don Matteo “La speranza non è dire che va tutto bene ma poterci rivolgere a qualcuno che c’è sempre e non ci lascia mai soli”.

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