A lezione di naturopatia

― 15 Maggio 2024

La classe seconda oggi ha incontrato l’esperta di naturopatia, dottoressa Monica Ragazzi, laureata in Scienze e Tecniche Erboristiche presso la Facoltà di Farmacia dell’Università degli Studi di Milano, diplomata Naturopata presso l’Accademia internazionale di Studi Olistici “Salus Mater” e titolare della Galleria delle Erbe.

La dottoressa si è presentata alla classe con una quindicina di vasi di vetro, contenenti foglie, radici, frutti, fiori, o corteccia di particolari erbe o piante. I ragazzi le hanno maneggiate per prendere confidenza, sia a livello visivo che a livello olfattivo.

Ognuno poi ha scelto la sua composizione di piante diverse, dopo averne conosciuto le proprietà illustrate dalla dott. Ragazzi: funzioni digestiva, rilassante e così via… Armati ciascuno dalla propria mistura erbacea, e della tazza portata da casa, la lezione vera e propria ha avuto inizio con un momento conviviale: sorseggiando tisane.

Naturopatia: le piante come cura

All’esperienza pratica è seguita una interessantissimo approfondimento didattico: le sostanze vegetali hanno costituito le basi per la medicina del passato, ma ancora oggi sono fonte di farmaci, o prototipi farmaceutici. Le sostanze farmaceutiche che assumiamo oggi, infatti, originariamente venivano estratte dalle piante. Quello che è contenuto nella pianta ha effetto su di noi proprio perché segue tutti i processi biologici e chimici come qualsiasi altra sostanza immessa nel nostro corpo.

Entro la più generica definizione di fitoterapia, cioè terapia attraverso le piante, esistono poi diverse sottocategorie: la naturopatia, l’aromaterapia, la floriterapia. Ciascuna di queste specializzazioni si focalizza su aspetti più specifici, ma sempre fa parte del rimedio erboristico. Una importante sottolineatura sulla terminologia: non tutto ciò che è “naturale” è per ciò stesso anche “innocuo”, anzi, è sempre la dose a fare il veleno. Attenzione dunque alle definizioni di “biologico” o di “omeoterapico”, che è un principio totalmente diverso dal fitoterapico.

Un po’ di storia

La parte della lezione che più ha sorpreso i ragazzi è stata quella riguardante la storia della fitoterapia, e in generale della medicina antica, a partire dai primi papiri egizi in cui si trovano descritti rimedi medici e farmacologici.

La dott. Regazzi ha menzionato Ippocrate e la dottrina sua dottrina umorale, cioè la predisposizione ad una patologia in base all’aspetto della persona. Un approccio utilizzato dai medici, non solo dagli erboristi, fino a poco più di un secolo fa e ancora praticato dai naturopati: l’aspetto della persona, infatti, può aiutare ad intuire alcune predisposizioni.

Dopo Ippocrate è stato presentato Galeno, che per primo ha usato insieme ai prodotti erboristici anche derivati animali e minerali. In età medioevale sono stati i monaci ad occuparsi in particolare della medicina, negli orti botanici dei monasteri. L’ultimo personaggio nominato è stato Paracelso, tra il XV e il XVII secolo: la sua dottrina delle segnature dice che ciascuna pianta porta in sè in una sua parte l’indicazione della sua virtù terapeutica. L’aspetto del frutto o della foglia, o dell’intera pianta ricorda un aspetto del nostro organismo, e quindi dall’aspetto si può intuire l’effetto che può avere su di noi.

l Guarana,ricco di caffeina aiuta gli indigeni a restare attivi e vigili, infatti sembra un occhio spalancato. La noce simile all’encefalo; la sezione della carota sembra pure un occhio, ed è ricca in vit A, che fa tanto bene agli occhi. Il melograno ricorda i denti incastonati nelle gengive, e infatti fa bene alle gengive. Lo zenzero che ricorda lo stomaco nella forma, ha proprietà digestive. L’avocado ricorda con un po’ di fantasia l’utero, è infatti ricco di sostanze nutritive che fanno crescere bene il feto.

Gli antichi, insomma, non erano in grado di fare analisi chimiche, ma si fidavano di quello che vedevano. E non sbagliavano!

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