Dopo aver assistito allo spettacolo teatrale “Fashion Victims – L’insostenibile realtà del fashion”, un paio di mesi fa, siamo rimasti con una domanda aperta: cosa possiamo fare, concretamente, per non alimentare un sistema di produzione consumistico, altamente inquinante, ambientalmente e umanamente insostenibile?
Le risposte che abbiamo trovato sono due: comprare di meno, e abituarci a dare nuova vita ai nostri indumenti, attraverso lo scambio con le altre persone. Tentare di ridurre la mole dei propri acquisti è un impegno che ognuno di noi può prendersi solo con se stesso, se lo desidera; lo scambio invece può avvenire esclusivamente lavorando insieme agli altri.
Con questa idea, abbiamo organizzato il nostro swap party all’interno della scuola.
Organizzare e realizzare l’evento ha richiesto l’impegno e la collaborazione di tutti gli studenti, e del personale scolastico, ognuno in un ruolo diverso: chi nell’ideazione, chi nella produzione di manifesti e volantini, chi nella comunicazione e nel coinvolgimento delle altre classi, chi nel mettere a disposizione i propri abiti, chi nella selezione e nello smistamento dei pezzi, chi nell’allestimento degli ambienti.
Sappiamo che con il nostro gesto non abbiamo (ancora) cambiato il mondo, ma di sicuro abbiamo cambiato un po’ la nostra mentalità, avvicinandoci di un passo all’idea che un’economia circolare e un consumo responsabile sono possibili senza sforzi eccessivi, con vantaggi ambientali, economici e sociali.












