È del 22 dicembre 2022 la circolare, firmata dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, contenente le indicazioni sull’utilizzo dei telefoni cellulari e di analoghi dispositivi elettronici nelle classi ma risale al marzo 2016, invece, la delibera del Collegio docenti del nostro Liceo secondo la quale gli studenti ogni mattina alla prima ora consegnano il loro dispositivo nella cassetta predisposta in ogni classe per riprenderlo al termine delle lezioni. Il verbale del collegio docenti indica così le motivazioni della decisione: «per educare gli alunni all’impegno e ai rapporti tra loro senza continue distrazioni». È da più di otto anni, perciò, che allo Shakespeare gli studenti sono abituati a non fare uso dei telefoni durante la mattinata, intervallo compreso. Ed è proprio dall’osservazione dei ragazzi durante la pausa mattutina che è maturata una decisione dimostratasi davvero lungimirante – sono sempre di più gli istituti italiani che nell’ultimo periodo stanno sviluppando riflessioni e adottando scelte simili. Durante un intervallo racconta la preside, prof. Lorena Ghilardi, furono notati due studenti, seduti ai lati opposti della stessa panca, chattare tra loro, invece che voltarsi e rivolgersi semplicemente la parola. Questa “semplice” osservazione, apparsa come segno dell’uso inconsapevole dello smartphone da parte dei ragazzi, ha aperto il dialogo tra i docenti, spinti dal desiderio di insegnare il distacco dalla loro appendice digitale ed un uso sano. Sperimentare che si può vivere senza accedere al telefono in ogni istante non è utile solo alle attività didattiche, ma solleva anche dall’ansia del controllo e favorisce i rapporti e la condivisione con i compagni.
Da qui la decisione di proporre agli studenti un “tentativo” di regolamentazione dell’uso del telefono, che ovviamente viene riconsegnato in ogni occasione in cui può essere utile alla didattica: durante i lavori di gruppo, nelle flipped classroom, per il reperimento di informazioni o l’uso di programmi didattici come il Kahoot! Dopo tanti anni, non si parla più ormai di “sperimentazione”, ma di una consuetudine consolidata da cui è possibile trarre diverse osservazioni.
Gli studenti, afferma la preside Ghilardi, «ci sono venuti dietro: di fronte non ad una imposizione, ma ad una proposta, i ragazzi si sono mostrati disponibili e liberi: non hanno fatto la guerra, non si sono ribellati, ma ci sono stati, senza troppe resistenze». Ora che il tentativo è diventato consuetudine, è interessante ascoltare il feedback di studenti ed ex-studenti: «Per quanto il divieto del cellulare a scuola sia sempre stato avvertito come scomodo, e abbia suscitato qualche protesta – afferma Giovanni – facendo un bilancio complessivo posso solo dire che è stato un grande aiuto. In questo modo nei tempi morti siamo stati costretti a relazionarci tra di noi, piuttosto che ad abbassare il nostro sguardo su uno schermo, che inevitabilmente isola dalla realtà». E se anche qualcuno, già diplomato, si vanta di aver escogitato qualche escamotage per riuscire comunque ad accedere al proprio telefono «soprattutto per qualche messaggio alla mamma per organizzare i passaggi per il rientro pomeridiano», anche chi – come Andrea – allo Shakespeare è arrivato dopo l’esperienza in un istituto che permetteva libertà di utilizzo dello smartphone, racconta che «inizialmente è stato uno shock avere i telefoni ritirati: per me era la normalità usare il telefono durante le lezioni, tenendolo nell’astuccio. Inizialmente mi è parso destabilizzante soprattutto perché a scuola non conoscevo nessuno: l’oggetto che serviva per ripararmi dall’imbarazzo e dalla timidezza, non ce l’avevo. Questo però mi ha spinto a fare amicizia prima, rispetto a quello che avrei fatto col cellulare a disposizione, perché se l’avessi avuto mi sarei isolato. Il ritiro dello smartphone si è poi dimostrato una occasione di crescita, perché anche nei momenti in cui si aveva tutti il telefono in mano, comunque si stava insieme e si parlava. Sicuramente è stata una condizione che ci ha favorito nel dialogo e nell’amicizia».
La medesima testimonianza emerge dall’esperienza dei viaggi di istruzione quando gli studenti hanno il telefono con sé, ma sono in grado di dimenticarselo e di interagire tra loro e con i docenti, oltre che nelle visite nei momenti di gioco proposto e guidato dai professori.
È questo l’approccio educativo con cui lo Shakespeare intende proporsi ai suoi studenti: adulti autorevoli che li osservano li ascoltano e sono capaci di avanzare proposte chiare e non banali con cui confrontarsi davvero.



