Vajont, la frana del Toc e le cause del disastro

― 10 Febbraio 2023

Una lezione per comprendere le cause che hanno determinato la frana del monte Toc e il disastro del Vajont il 9 ottobre del 1963. Una tragedia costata la vita a 2mila persone che ha distrutto il paese di Longarone. Una ferita ancora aperta nella storia italiana. L’argomento è stato affrontato dalla docente di matematica e scienze Marianna Gangi durante la vacanza a Spiazzi di Gromo.

La ricostruzione della docente è stata approfondita e puntuale. Il progetto elaborato dagli ingegneri della Sade aveva realizzato la diga più alta al mondo che, fin dal suo nascere, si esponeva ad un rischio altissimo sul fronte idrogeologico.

“L’invaso del bacino artificiale – ha spiegato la docente – doveva produrre energia elettrica per tutto il Triveneto e certamente il manufatto è stato realizzato con grande capacità ingegneristica tanto è vero che ha resistito ad un’onda alta più di 200 metri. Ciò che non è stata preso in considerazione inizialmente, e ignorato volutamente poi, è stato invece lo studio relativo all’analisi idrogeologica. Le rilevazioni avevano evidenziato la presenza di una paleofrana. Una volta riempito l’invaso d’acqua, infatti, è stata la pressione sul monte Toc a determinare il crollo. L’onda successiva e l’impatto dell’aria hanno distrutto Longarone. Il paese è stato raso al suolo uccidendo tutti gli abitanti. Una tragedia assurda e disumana”.

Gli studenti hanno seguito la lezione con grande attenzione grazie alla relazione della docente che ha analizzato, strato dopo strato, la conformazione geologica del terreno mettendo in evidenza i punti di debolezza e gli elementi di allarme quali le profonde fratture nel terreno del monte Toc che, durante i collaudi, si erano fatte sempre più accentuate nel corso delle prove di riempimento dell’invaso.

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