Nel tempo disteso del pomeriggio, quando la scuola rallenta e i corridoi generalmente si svuotano o si popolano di voci diverse, prende forma un’esperienza che accompagna da anni la vita del Liceo Linguistico Quadriennale W. Shakespeare: lo studio assistito. Un tempo non straordinario, ma significativo, in cui lo studio smette di essere solo adempimento individuale e diventa occasione di incontro e di lavoro condiviso.
L’apertura pomeridiana per lo studio personale o in piccoli gruppi, con la presenza dei docenti, è una scelta educativa che appartiene da sempre all’identità del liceo. Imparare a studiare insieme significa, prima ancora che acquisire contenuti, allenare competenze profonde: confrontarsi, ascoltare, chiedere aiuto e offrirlo, riconoscere l’altro come risorsa. Sono abilità che non richiedono lunghe teorizzazioni per essere comprese, perché trovano la loro evidenza nell’esperienza stessa e preparano in modo autentico al lavoro futuro, sempre più fondato sulla collaborazione e sul pensiero condiviso.
Nel mese di gennaio, durante il periodo dedicato al recupero e al potenziamento, il Collegio dei docenti ha proposto alcuni pomeriggi di studio assistito: momenti strutturati in cui uno o più insegnanti condividono gli spazi, creano le condizioni di lavoro e si affiancano agli studenti che ne avvertono il bisogno. Non lezioni aggiuntive, ma presenza attenta e discreta, capace di accompagnare senza sostituirsi. Conclusa la fase più strettamente legata alle insufficienze, a febbraio l’esperienza prosegue su base volontaria: è una continuità che rivela una delle sue valenze più profonde. Fermarsi per studiare, riconoscere una difficoltà – di metodo, di concentrazione, di organizzazione – e scegliere di affrontarla insieme è un gesto semplice, ma decisivo, che apre a un orizzonte educativo più ampio e condiviso.
Lo studente più costante e quello più incerto condividono, in fondo, lo stesso bisogno: trovare senso in ciò che studiano. Lo studio assistito risponde a questa esigenza non con grandi dichiarazioni, ma attraverso l’esperienza. Ed è proprio in questi piccoli gesti condivisi che la scuola continua a svolgere, in modo silenzioso ma concreto, il suo compito educativo.



