Male e provvidenza nell’opera di Alessandro Manzoni

― 8 Marzo 2024

Una lezione congiunta sull’opera letteraria e storica di Alessandro Manzoni ha visto impegnati i docenti Rossano Salini e Roberto Bettinelli.
Attraverso l’analisi della poesia Natale 1833, scritta dopo i molti lutti familiari subiti e lasciata incompiuta, il docente di lettere Rossano Salini ha messo in risalto “il problema del male e l’atteggiamento che ne deriva sul piano personale da parte dell’autore”. La ricognizione interpretativa si è estesa fino a comprendere alcuni dei passaggi più drammatici e toccanti dei ‘Promessi Sposi’.

Manzoni, ha spiegato Salini, spinge il lettore a porsi davanti al male e al dolore ingiusto con il coraggio di chi “non fugge, non scappa, non mente a sé stesso ma prende atto della situazione e se ne fa carico interrogandosi profondamente, interrogando il divino quasi fino ad accusarlo, ma senza privarsi dell’opportunità finale del riscatto che è sempre concesso all’uomo grazie alla fede nella provvidenza”.

La lettura dei brani è stata affidata dal docente agli studenti che, nel coso della lezione che si è tenuta durante la vacanza studio a Spiazzi di Gromo, hanno partecipato da protagonisti.

Il collega Bettinelli, docente di storia, ha invece affrontato il problema del male che emerge dall’inchiesta ‘La storia della colonna infame’. Si tratta del testo che conclude il romanzo dei ‘Promessi Sposi’ e che Manzoni ha scritto sul processo agli untori durante la peste del 1630: “Una tappa conclusivo e molto importante nell’evoluzione dell’opera manzoniana in quanto evidenzia il passaggio definitivo dal verosimile al vero. È presente inoltre un forte richiamo alla responsabilità morale e personale, in questo caso dei giudici autori di un vero e proprio crimine che ha portato alla condanna a morte di due innocenti, affermando una decisa presa di posizione contro le tesi illuministe di Pietro Verri che invece attribuiva gli errori della magistratura alle cattive leggi. Per Manzoni non ci sono alibi. È sempre l’essere umano ad avere l’ultima parola sulle proprie azioni”.

Il docente dopo aver ricostruito il contesto storico, civile e militare nel quale si cala la peste del 1630, riferibile allo scenario italiano della guerra dei trent’anni, ha letto alcuni frammenti del testo condividendoli con la platea degli studenti e dei colleghi.

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