Galileo Galilei: oltre i luoghi comuni e le facili semplificazioni

― 12 Aprile 2022

«Galileo fu colui che volendo innovare il metodo di indagine nel regno della natura, trovò sulla sua strada la Chiesa cattolica […] da questa fu obbligato ad una umiliane autoaccusa e sottoposto ad una lunga e dura carcerazione». Questo giudizio storico, contenuto in Galilei e la Chiesa, il diritto di errare, di Walter Brandmuller, esprime sinteticamente la «leggenda nera» che certa cultura laicista sovrappone alla verità della storia. È necessario, proprio per sviluppare il senso critico e l’applicazione delle capacità razionali di ogni studente, prendersi il tempo per affondare su alcuni argomenti: in questo caso si è scelto di indagare l’annosa questione del processo cui Galileo Galilei fu sottoposto da parte dell’Inquisizione, che portò alla sua celebre abiura.

In classe terza, dunque, si è partiti dallo studio – affrontato con la docente di italiano, prof.ssa Elena Martignoni – della vita dello scienziato pisano, dell’innovazione del suo metodo scientifico e dalla lettura di alcuni estratti dalle “Lettere copernicane” e dal “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”: l’esperienza del rapporto diretto con gli scritti è fondamentale per entrare in relazione con la personalità dell’autore studiato.

In compresenza con la docente di storia e filosofia, prof.ssa Cristina Sagliani, si è poi svolto l’approfondimento sulla vicenda “Galileo Galilei” al fine di inserire gli eventi nel corretto contesto, andando a ricercare punti di riferimenti coerenti ed una visione non “leggendaria”, ma storiografica dei fatti. Come è possibile che «un breve periodo di arresti domiciliari nella casa di campagna del vescovo di Firenze (la carcerazione non durò più di tre mesi) e poi, data la tarda età, nella villa di Arcetri, dove Galileo abitava prima del processo» (L. Negri, Controstoria), si sia trasformata in una “lunga e dura carcerazione”, nella narrazione condivisa?

Oltre al già citato L. Negri, ci vengono in aiuto studiosi come Rodmey Stark e Luciano Benassi, che anzitutto permettono di inscrivere gli eventi in un’epoca storica in cui la comparsa sulla scena astronomica del sistema copernicano, a noi oggi così evidente e plausibile, costituì un autentico trauma. L’antagonismo tra le due opposte cosmologie non fu pura discettazione tra scienziati: il sistema tolemaico era a pieno titolo parte del vasto sistema di valori della cultura cristiana, coerentemente a quel carattere unitario retaggio della scolastica medioevale. Proprio per questo il copernicanesimo poteva essere – come di fatto era – tranquillamente studiato, anche se si mostrava contrario al senso letterale di alcuni passi della Bibbia, purché venisse presentato come ipotesi e non come verità comprovata. La preoccupazione della Chiesa, infatti, era di tipo eminentemente pastorale: alcuni seguaci di Galilei, a quel tempo, affermavano che l’interpretazione corrente della Sacra Scrittura era sbagliata e questo provocava problemi nel popolo. L’immagine, poi, del difensore della visione aristotelico-tolemaica – lo sciocco Simplicio – rappresentato ne Il dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, appariva uno sberleffo esplicito a papa Urbano VIII.

Oltre alla puntuale vicenda storica, però, il punto focale dell’approfondimento proposto agli studenti desidera penetrare ad un livello molto più radicale: il prodotto più pericoloso della vicenda galileiana, infatti, è lo scientismo. Cos’è, dunque, la scienza? Esiste una autorità superiore – che fosse la Chiesa Cattolica, ai tempi di Galilei, come piuttosto almeno una morale “naturale” condivisa, ai nostri giorni – che funga da interlocutore al pensiero strettamente scientifico, cui dar conto delle ricerche e con cui discutere degli obiettivi proposti? Oppure tutto ciò che è “scientifico” è accettabile e perseguibile “in quanto tale”?

«La ricerca della verità, in tutti i sensi, è ciò che rende l’uomo uomo. La verità in tutti i suoi aspetti: la verità ultima della vita, il senso dell’esistenza, come le verità particolari. […] La Chiesa che dice “Stiamo attenti!” costringe la scienza a misurarsi con l’etica e con la religione, a non considerarsi l’assoluto. […] Per questo noi siamo grati a Galileo, non solo per le sue ricerche, ma anche per la sua obbedienza.» (L. Negri, Controstoria).

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