Assemblea genitori

― 29 Ottobre 2024

“Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? Allora perché attendiamo?”. Con questa frase di Cesare Pavese si apre l’incontro con don Marco Genzini, ex insegnate di religione del Liceo e cappellano dell’ospedale di Cremona, che venerdì 18 ottobre è stato invitato a dialogare con genitori e docenti sulla frase dell’anno: “La vita è promessa”.

Davanti a un’aula magna gremita, don Marco ha subito incalzato i presenti: “Che cosa attendiamo? Di cosa abbiamo veramente bisogno? E i nostri figli cosa attendono?”. È esperienza comune che questa attesa non sia mai compiuta e, raggiunto un obiettivo, nasca subito l’insoddisfazione e la ricerca di altro. Questo perché tutti siamo fatti di infinito e ciò che attendiamo è la felicità piena. Solo che spesso diventiamo cinici e abbassiamo il livello del nostro desiderio. La vera scommessa è invece tenere sempre desta quella domanda infinita di felicità che è la stessa dei nostri figli.

Riprendendo poi l’immagine del seminatore di Van Gogh che accompagna la frase, don Marco si immedesima con quel lavoratore, che sparge a terra i suoi semi certo che qualcosa succederà, anche se non è lui a far germogliare quel seme. Cita poi Sammy Basso, un ragazzo di 29 anni, malato di progeria, che prima di morire ha lasciato una lettera ai suoi genitori in cui scrive di essere felice perché la vita è bella quando sei certo dell’amore di Dio, anche con una malattia che non dà scampo. Sì, a una domanda infinita risponde solo l’infinito ed è cercando Lui che la nostra vita, in modi e tempi inaspettati, inizia a sperimentare quella felicità piena che il nostro cuore desidera.

Ma come restare saldi in questa attesa? Semplicemente non restando da soli. Papa Francesco è solito dire che per educare ci vuole un villaggio perché da soli ricadiamo subito nella tentazione di ridurre la nostra attesa. Tutti, genitori e figli, abbiamo fisso nella testa   una pretesa che la società ci butta addosso, quella della performance, che ci obbliga ad essere perfetti in tutto, come se la pienezza della vita fosse legata a un nostro sforzo, al nostro impegno (pensate a come guardiamo spesso con questa pretesa anche i nostri figli). Questo però porta solo delusioni. Seconda illusione del nostro tempo è che si debba fare tutto da soli. Invece la strada verso il compimento della promessa, che spesso è segnata dalla fatica, deve essere percorsa con qualcuno. Don Marco incalza: “Non abbiate paura a farvi aiutare a portare la croce. L’ha fatto anche Gesù!”. Quindi nel compito educativo (educativo di me innanzitutto e poi dei miei figli) possiamo condividere la strada con genitori, insegnanti ed educatori che abbiano a cuore la loro promessa e quella dei nostri figli.

Proprio per questa condivisione il Liceo ha pensato a momenti come questo, per poter prendere sul serio la nostra vita e il nostro compito educativo, partendo dalla certezza che solo una “santa alleanza” tra genitori e insegnanti nel reciproco rispetto di ruoli e responsabilità possa permettere ai nostri alunni di fiorire nella ricerca della risposta alla loro attesa e di iniziare a prendere sul serio il bisogno infinito di felicità che ci costituisce.

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